Premio Nobel per la pace all’Unione Europea e ai suoi predecessori

Lo ammetto, anche la mia prima reazione e’ stata quella di scherno e ridicolo, come all’annuncio dello stesso premio per Obama poco tempo fa.

Ma cambiare idea vale, ed in effetti molto spesso cambio le mie prime idee, che risultano troppo affrettate, da sempre (ma queste sono altre considerazioni).

Dopo aver letto le motivazioni del premio nel comunicato stampa del comitato per i premi Nobel, capisco, accetto, e rilancio.

Il progetto di collaborazione paneuropeo e’ un unicum straordinario nella storia dell’umanita’. Esso nasce, in un certo senso, per risolvere quella pericolosissima contraddizione insita in quell’altro unicum partorito negli ultimi secoli dagli europei: lo stato nazionale.

Queste 2 righe aprirebbero un discorso molto lungo e complesso, che non ho pero’ il tempo e le risorse di fare, e quindi chiudero’ qui la digressione teorica.

Questo solo per dire che il comitato norvegese, dando questo premio oggi, ha voluto dirigere l’attenzione dello sguardo degli attori di questo periodo di grandi cambiamenti al contesto allargato, alla big picture, in cui i nostri atti quotidiani si movono e verso cui i nostri atti quotidiani ci dirigono.

In questo senso, le infinite critiche piovute da diverse parti su questa decisione, inclusa la mia di ieri, sono dettate da una visuale della complessita’ umana molto ridotta.

D’altro canto, anche le espressioni di soddisfazione che ho potuto leggere qua e la vanno nella direzione sbagliata. Se si guarda alla storia e al futuro, e alla realta’ umana con le sue debolezze, miserie e generosita’, anche se il premio viene dato a quell’istituzione oggi esistente che si chiama “Unione Europea”, non e’ ad essa che il Comitato vuole far volgere l’attenzione.

L’attenzione va data ad un processo, a quel processo di lungo termine che richiede lo sforzo di tutti, quel processo che si chiama rifiuto della violenza e capacita’ di convivenza civile e coesistenza.

Fermare il declino italiano. Possible Mission?

E quindi, infine, un gruppo di intellettuali, guidati da Michele Boldrin, Sandro Brusco, Alessandro De Nicola, Oscar Giannino, Andrea Moro, Carlo Stagnaro e Luigi Zingales, hanno rotto gli indugi e hanno lanciato nell’arena politica l’ultimo disperato appello per fermare l’imbarbarimento della comunita’ civile italiana.

Questo e’ il sito visibile per il momento, e sono ovviamente presenti anche su Twitter e Facebook.

Centinaia di figure di primo piano del mondo universitario e del mondo dell’impresa hanno gia’ aderito.

Che si tratti, finalmente, della riscossa della borghesia italiana?

Di questo si tratterebbe, infatti. Finalmente, a 151 anni dall’Unita’ d’Italia, le elites economiche e intellettuali italiane sono uscite dal torpore mediterraneo o dalla goliardia, con l’obiettivo di interpretare con maturita’ il ruolo che in ogni comunita’ civile si attende dalla loro categoria.

La speranza e’ che questo sia un segnale di cambiamento che possa riflettersi nel paese, un passaggio ad uno stadio piu’ maturo di cittadinanza, un rifiuto alla violenza, una accettazione di responsabilita’, sia individiuali che condivise.

Lo spirito del 1861

Complice la mia vacanza italiana, sto saggiando di persona umori e percezioni. Con gli amici e in coda alla posta per pagare le tasse.

I dati aggregati sono evidenti. Secondo la ricerca mensile della Commissione Europea sulle percezioni dei cittadini, prima del 1992 il risparmio delle famiglie era abbondantemente positivo. Subì una prima scossa tra il 1992 e il 1993, per assettarsi ad un livello inferiore fino al 2002. Altra scossa, per assettarsi ad un livello pari quasi a zero fino al 2007. Quando diventa definitivamente zero, fino al 2011. Dall’anno scorso è iniziata la discesa in zona negativa : ovvero, sono più le famiglie che fanno debiti che quelle che risparmiano.

In Germania questo indicatore è abbondantemente positivo (sui livelli italiani pre-1992), in Francia e Regno Unito è decisamente positivo, in Spagna positivo ma con una tendenza al ribasso. Tra le maggiori economie continentali, l’Italia è quella in cui le famiglie stanno più soffrendo nell’ultimo anno.

Le aspettative finanziarie delle famiglie sono al minimo storico da quando questi dati esistono (1985) : a maggio 2012 si è toccato per la prima volta un livello inferiore a quello del 1992-93. Ma, allora, come detto sopra, gli Italiani erano ancora protetti da un livello di risparmio positivo.

Si parla anche tanto di Italia come Spagna e Grecia, ma ci sono delle differenze sostanziali, sia nella dinamica della crisi sia nelle sue cause. A guardare i dati del commercio al dettaglio in Grecia e Spagna negli ultimi 15 anni, si vede un incremento quasi mostruoso fino al 2007, e da allora un crollo verticale. La spesa pubblica fuori controllo in Grecia e i pazzi investimenti immobiliari in Spagna hanno permesso alle persone di comprare comprare sempre di più, e quando il castello di carte è crollato la contrazione è stata drammatica.

In Italia è diverso; gli Italiani soffrono di una stasi dei consumi perlomeno dal 2000. L’Italia non si è mai risollevata con mezzi propri dalla crisi del petrolio del 1973. Solo il pompaggio di ricchezza dal futuro verso il presente, realizzato con l’esplosione del debito pubblico degli anni ’80, ha permesso quel, a livello medio e macro, immeritato aumento di ricchezza che c’è stato in quegli anni.

E’ diverso, le cause sono strutturali e di lungo termine; e allora, che cosa fare?

Se le cause sono strutturali e di lungo termine è alla struttura e al lungo termine che bisogna guardare, e non farsi distrarre da ciò che accade oggi o che accadrà domani mattina. Bisogna fare lo sforzo di immaginare come vogliamo vivere il nostro paese, le nostre città e i nostri paesaggi tra 20 anni.

Il primo passo, il passo della consapevolezza, è stato fatto. La classe politica che negava la realtà della crisi, fortunatamente, è andata in pensione, le persone ne parlano, se ne è consapevoli. Anche se i mezzi di comunicazione di massa sono ancora, per la gran parte, in mano ad una classe di informatori servi del vecchio potere, e nella maggio parte dei casi ignoranti del vero mondo.

Il secondo passo può assumere diverse forme. Quello che serve è fiducia nel futuro, una fiducia che venga da una consapevolezza di quello che sono gli Italiani e quello che possono fare. Le potenzialità sono enormi. L’Italia è un paese compresso da una atavica sfiducia, da una burocrazia, nella maggior parte dei casi, cieca e che ostacola la felicità dei cittadini.

In una situazione di crisi, le cose possono anche andare male. Se viene a mancare la fiducia e la chiarezza, gli spiriti di morte possono avere il sopravvento. La violenza è sempre pronta a liberarsi.

Per questo, penso, è importante cercare di impadronirsi di uno spirito da 1861.

E non mi riferisco, ovviamente, ad un diretto rifarsi alle motivazioni per cui il Piemonte volle creare uno stato italiano unitario. Adesso, quelle ragioni non sono importanti. Quello che intendo, è che adesso, dovremmo immaginare di essere nel 1861, con una Italia tutta nuova e da fare.

Come la vorremmo?

Che senso dare a questa comunità di 60 milioni di persone, che oggi incude addirittura anche molti cittadini esclusi dalla cittadinanza e relegati nella illegalità? Che vincoli, che aiuti, che legame vogliamo avere con le persone che vivono nel nostro stesso ambiente? Quale senso di legalità vogliamo?

Ecco, penso che solo pensando di essere all’anno zero della comunità-Italia, si può avere il giusto senso prospettico per avere e creare fiducia nelle enormi potenzialità di felicità che ogni persona che vive in Italia ha.

Se l’Italia sara’ la nuova Grecia

Ci saranno elezioni. Che i vecchi partiti perderanno.

Ci sono 244 miliardi di euro di debito pubblico da rinfinianziare nei prossimi 6 mesi.

Ci sara’ demagogia. Speriamo non ci sara’ troppa violenza – che non serve mai a nulla.

Perche’?

Le elezioni britanniche di maggio 2012

Mentre il tutto il continente si agitano fantasmi fascisti, in Francia dove il 37% dei francesi si dichiara d’accordo con le idee del Fronte Nazionale e in Grecia dove la crisi soffia sull’estremismo di destra, la buona notizia arriva dal liberale Regno di Sua Maesta’, dove le elezioni locali di ieri hanno visto l’uscita di scena del BNP, British National Party, partito di conclamata declinazione fascista.

Su come andra’ a finire, come e’ iniziata e cosa sta succedendo

Vorrei parlare dell’Italia. Considerazioni mi sono sbocciate dalla lezione di Michele Boldrin al recente incontro di NoiseFromAmerika. I punti che mi hanno fatto scattare delle rotelle nel ragionamento di Boldrin sono gli estremi, il punto di partenza e di arrivo.

Come punto di partenza si dice che il declino italiano sta avvenendo da 40 anni, da quando cioe’ l’Italia non ha saputo reagire alla crisi del petrolio. Ovvero, le soluzioni trovate in Italia a quella crisi sono sempre state pezze, pezze che hanno rimandato lo scoppio del bubbone, senza curare la malattia.

Come punto di arrivo si dice che la sfida, adesso, sono le elezioni del 2013. Posto che la causa dell’assenza di soluzioni ai problemi italiani negli ultimi 40 anni e’ dovuto ad a) un fissarsi delle elite in un vicolo cieco ideologico, cioe’, in soldoni, ad una contrapposizione “comunisti”-“anti-comunisti” (che era funzionale forse negli anni ’50), e b) il fatto che la causa primaria del declino italiano e’ l’effetto perverso della capacita’ di queste elite politiche di influire sui destini della nazione, si tratta quindi di individare come e’ possibile segmentare la popolazione italiana tra blocchi sociali portatori di interessi (economici) differenti, e vedere se e come ci possono essere elite intellettuali capaci di tradurre questi interessi in discorso pubblico.

Ecco, se questo fosse il mio lavoro potrei dedicare qualche giorno per sviluppare questi temi. Ma dato che non lo e’, e la vita si compone anche di pagare l’affitto, cercare casa, cercare di riposarsi e cercare di curarsi la gastrite, lancio questi appunti nel vuoto, sperando che, come semi gettati al vento, almeno uno di essi abbia la ventura di capitare su un suolo fertile.

Alla ricerca della Palestina, di Edward Said

Quello che dovrebbe essere un bel documentario (in inglese). Se non avete tempo, il senso sta tutto attorno al minuto 26.


Perché

Questo blog nasce nel 2009, per esprimere opinioni personali dell'autore su come sta andando il mondo. Si tratta di uno sforzo per cercare di dare un senso al mondo, e di comunicare questo senso agli altri. Il lettore che abbia critiche ai testi pubblicati è invitato caldamente a commentare.

Due parole sull’autore

L'autore si chiama Tommaso Gennari, vive in Europa, ed e' ottimista per natura.

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