Complice la mia vacanza italiana, sto saggiando di persona umori e percezioni. Con gli amici e in coda alla posta per pagare le tasse.
I dati aggregati sono evidenti. Secondo la ricerca mensile della Commissione Europea sulle percezioni dei cittadini, prima del 1992 il risparmio delle famiglie era abbondantemente positivo. Subì una prima scossa tra il 1992 e il 1993, per assettarsi ad un livello inferiore fino al 2002. Altra scossa, per assettarsi ad un livello pari quasi a zero fino al 2007. Quando diventa definitivamente zero, fino al 2011. Dall’anno scorso è iniziata la discesa in zona negativa : ovvero, sono più le famiglie che fanno debiti che quelle che risparmiano.
In Germania questo indicatore è abbondantemente positivo (sui livelli italiani pre-1992), in Francia e Regno Unito è decisamente positivo, in Spagna positivo ma con una tendenza al ribasso. Tra le maggiori economie continentali, l’Italia è quella in cui le famiglie stanno più soffrendo nell’ultimo anno.
Le aspettative finanziarie delle famiglie sono al minimo storico da quando questi dati esistono (1985) : a maggio 2012 si è toccato per la prima volta un livello inferiore a quello del 1992-93. Ma, allora, come detto sopra, gli Italiani erano ancora protetti da un livello di risparmio positivo.
Si parla anche tanto di Italia come Spagna e Grecia, ma ci sono delle differenze sostanziali, sia nella dinamica della crisi sia nelle sue cause. A guardare i dati del commercio al dettaglio in Grecia e Spagna negli ultimi 15 anni, si vede un incremento quasi mostruoso fino al 2007, e da allora un crollo verticale. La spesa pubblica fuori controllo in Grecia e i pazzi investimenti immobiliari in Spagna hanno permesso alle persone di comprare comprare sempre di più, e quando il castello di carte è crollato la contrazione è stata drammatica.
In Italia è diverso; gli Italiani soffrono di una stasi dei consumi perlomeno dal 2000. L’Italia non si è mai risollevata con mezzi propri dalla crisi del petrolio del 1973. Solo il pompaggio di ricchezza dal futuro verso il presente, realizzato con l’esplosione del debito pubblico degli anni ’80, ha permesso quel, a livello medio e macro, immeritato aumento di ricchezza che c’è stato in quegli anni.
E’ diverso, le cause sono strutturali e di lungo termine; e allora, che cosa fare?
Se le cause sono strutturali e di lungo termine è alla struttura e al lungo termine che bisogna guardare, e non farsi distrarre da ciò che accade oggi o che accadrà domani mattina. Bisogna fare lo sforzo di immaginare come vogliamo vivere il nostro paese, le nostre città e i nostri paesaggi tra 20 anni.
Il primo passo, il passo della consapevolezza, è stato fatto. La classe politica che negava la realtà della crisi, fortunatamente, è andata in pensione, le persone ne parlano, se ne è consapevoli. Anche se i mezzi di comunicazione di massa sono ancora, per la gran parte, in mano ad una classe di informatori servi del vecchio potere, e nella maggio parte dei casi ignoranti del vero mondo.
Il secondo passo può assumere diverse forme. Quello che serve è fiducia nel futuro, una fiducia che venga da una consapevolezza di quello che sono gli Italiani e quello che possono fare. Le potenzialità sono enormi. L’Italia è un paese compresso da una atavica sfiducia, da una burocrazia, nella maggior parte dei casi, cieca e che ostacola la felicità dei cittadini.
In una situazione di crisi, le cose possono anche andare male. Se viene a mancare la fiducia e la chiarezza, gli spiriti di morte possono avere il sopravvento. La violenza è sempre pronta a liberarsi.
Per questo, penso, è importante cercare di impadronirsi di uno spirito da 1861.
E non mi riferisco, ovviamente, ad un diretto rifarsi alle motivazioni per cui il Piemonte volle creare uno stato italiano unitario. Adesso, quelle ragioni non sono importanti. Quello che intendo, è che adesso, dovremmo immaginare di essere nel 1861, con una Italia tutta nuova e da fare.
Come la vorremmo?
Che senso dare a questa comunità di 60 milioni di persone, che oggi incude addirittura anche molti cittadini esclusi dalla cittadinanza e relegati nella illegalità? Che vincoli, che aiuti, che legame vogliamo avere con le persone che vivono nel nostro stesso ambiente? Quale senso di legalità vogliamo?
Ecco, penso che solo pensando di essere all’anno zero della comunità-Italia, si può avere il giusto senso prospettico per avere e creare fiducia nelle enormi potenzialità di felicità che ogni persona che vive in Italia ha.